Il Respiro di Genova 2010 - 2011
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Il Respiro di Genova
Secolare e secolarizzato. Umido,
ombroso, in dialetto si direbbe
lûvegu.
Sinuoso, come i suoi vicoli che simili
a diagrammi ad albero si diramano tra i palazzi del centro storico,
quasi senza fine siccome un labirinto.
E corto, come la distanza tra colline
e mare; affannoso come di chi, agitato, pensa di dover fare qualcosa di
importante ma che in realtà non deve fare nulla perché nulla ha da fare.
Rantegoso,
tradotto dall’idioma genovese per significare un respiro sporcato dal
muco, ovvero dalla rumenta dei suoi caruggi.
Ansiogeno e nostalgico: ansia per ciò
che non arriverà mai, nostalgia per il nulla che si è perso.
Stanco e affaticato, come una vecchia
baldracca esausta di aprirsi al mondo per poi esserne esclusa.
Duro, come le sue pietre morte da
tempo; come i segni che i cornicioni delle sue case, nei vicoli,
tracciano nel cielo basso, pesante grigiopiombo.
Avido, famelico e bulimico, inspira
ferocemente, espira fievolmente, lamentandosi di doverlo fare, per
forza.
Ma il respiro della città dipende
anche dalla sua
aria .
Un’aria da conservare per la sua
fragranza
o per la sua
pestilenza
? Nell’un caso o nell’altro l’aria di Genova non profuma d’incenso, né di mirra, semmai di muffa............non è certamente aria di Parigi!
(per fortuna c’è la tramontana!)
Ma è una idea;
un’idea che suggerisce immagini che
delineano forme che aspirano a contenuti che introducono a relazioni che
invitano a progetti che pretendono realizzazioni là dove il Nulla è la
regola dei suoi edifici culturali:
con squadra e compasso per costruire
il paradosso.
Carlo
Merello, Genova 2011
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Foto digitale, smalto su vetro, cm 70 x 35.
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Air de Gênes, omaggio a Marcel Duchamp, Genova 2011
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Air de Gênes
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